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Scritto da Cervobianco Staff
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Martedì 01 Dicembre 2009 00:00 |
Yule è un’antica festa pagana, ovvero un sabba, celebrato durante il solstizio d’inverno. Oggi è conosciuta come la festa del Natale che celebra la nascita del Cristo come la nascita della luce del sole. Yule – 21 Dicembre Solstizio deriva dal latino “sol stat”, “il sole si ferma”, e di fatti il sole per circa tre giorni sorge sempre nello stesso punto. Il respiro della natura è sospeso nell’attesa di una trasformazione e il tempo stesso pare fermarsi. Mentre l’anno volge al termine le notti si allungano e le ore di luce sono sempre più brevi. È uno dei momenti di passaggio dell’anno: l’oscurità regna sovrana, ma nel momento del suo trionfo, cede alla luce che lentamente inizia a prevalere sulle brume invernali. Nelle moderne celebrazioni natalizie e di fine anno, è ancora possibile discernere i simboli di tradizioni primordiali sotto la loro attuale veste: cristiana o consumistica che sia. 
Dalla Siberia alle isole Britanniche, passando per l’Europa centrale e il mediterraneo, era tutto un fiorire di riti che celebravano le nozze fatali della notte più lunga col giorno più breve. Due temi principali si sovrapponevano: uno era la morte del Vecchio Sole e la nascita del Sole Bambino, l’altra era il tema vegetale che narrava la sconfitta del Dio Agrifoglio, re dell’anno calante, ad opera del Dio Quercia, re dell’anno crescente. Un terzo tema, forse meno antico e nato con le prime civiltà agrarie, celebrava la nascita-germinazione di un Dio del Grano. Se il Sole è un Dio, il diminuire del suo calore e della sua luce è visto come segno di vecchiaia e di declino. Occorre cacciare l’oscurità, prima che il sole scompaia per sempre. Le genti dell’antichità, che si consideravano parte del grande cerchio della vita, ritenevano che ogni loro azione, anche la più piccola, potesse influenzare i grandi cicli del cosmo, così si celebravano riti per assicurare la rigenerazione del sole, la rinascita e la ripresa della sua marcia trionfale. |
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Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Dicembre 2009 08:04 |
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Scritto da Nahima
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Martedì 28 Luglio 2009 07:52 |
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Nessuno conosce con esattezza la data in cui l'uomo usò per la prima volta il fuoco... Probabilmente fu scoperto in zone diverse in epoche diverse, trattandosi per lo più - a eccezione del fuoco vulcanico - del risultato di un fulmine. Potrebbero avere quindi, mille secoli il mito e i rituali del fulmine e dell'albero in fiamme, che hanno mantenuto vivo il ricordo di questo evento nella mente dell'uomo. Che l'uomo si sia spostato a causa del terribile avvento dell'Era Glaciale o che, provvisto del fuoco, abbia abbandonato le calde zone subtropicali d'origine per spingersi più a nord in Europa o in Asia, resta il fatto che l'inverno era un periodo spaventoso, in cui la durata del giorno diminuiva gradualmente, gli alberi perdevano le foglie e il freddo, la neve e il ghiaccio sembravano suggerire la morte imminente del Sole e di ogni forma di vita circostante; era un tempo di paura, paura che le forze del caos e l’oscurità divorassero o distruggessero la luce e il calore apportatori di vita che provenivano dalla grande palla di fuoco nel cielo. Era questa la punizione per aver rubato il fuoco agli Dei? Dopotutto, l'uomo era stato in grado di trasferirsi in quelle fredde regioni nordiche solo perché possedeva fuoco e abiti ma, una volta arrivatovi (soprattutto durante l'ultima glaciazione), dev'essersi reso conto che l'inverno era terribile e forse in molti erano morti per il freddo e la neve prima di aver appreso ad acclimatarsi. Il rito di purificazione con gli Dei, includeva la restituzione del fuoco rubato assieme ad alcune offerte sacrificali e veniva svolto appendendo i doni ai rami di un albero sacro e dandolo poi alle fiamme. Questo rito doveva apparire vitale ai nostri antenati. Come ogni forma di festeggiamento sacro, tutti trascorrevano attimi felici svolgendo il rito ed era sempre possibile bere e mangiare quello che rimaneva delle offerte sacrificali. Quest'ultimo punto era importante, poiché nell'antichità (e anche oggi) quei riti religiosi non erano soltanto occasioni solenni, ma anche momenti di allegra baldoria. Con il passare del tempo, venne dato un significato speciale a vecchi alberi, anche come rappresentazione dell’Albero del Cosmo, il pilastro centrale intorno al quale si organizza l’intero universo, sia negli aspetti naturali, sia in quelli sovrannaturali. Esso collega inoltre i tre mondi della Cosmologia sciamanica, fungendo anche come via di collegamento. Così, la tradizione dell'albero in fiamme è stata portata avanti, di generazione in generazione, assieme all'usanza di offrire sacrifici, (che divennero con il tempo trasformati in doni per agli amici e ai propri cari) festeggiare, di danzare e di celebrare i riti della fertilità, o adornare l’albero di lucine per richiamare la luminosità del fuoco. Oggi utilizziamo il “Ceppo di Yule” o l'Albero di Natale, spesso ignorando l’origine ancestrale di questi simboli ed il loro originario significato...
Questo equilibrio di buio e luce è stato distorto nel corso dei secoli in una lotta fra bene e male. In molte località europee le campane delle chiese, per secoli, suonarono il “Rintocco funebre del Diavolo”, nell’ultima ora della vigilia di Natale, avvisando che Cristo stava arrivando per distruggere Satana. Curiosamente il soprannome inglese del Diavolo, Old Nick, ci rinvia a Nik, un nome del Dio nordico Odino e a San Nicola, che nell’antico folklore cavalcava un cavallo bianco nel Cielo, proprio come Odino. Questo santo, come è noto, si è poi trasformato nel Santa Claus Americano, l’odierno Babbo Natale e ultima incarnazione del Dio Agrifoglio, l’Anno Calante, il Saturno vecchio e morente, ma dispensatore di doni di saggezza analogo al Dio Celtico Bran e come questo signore benefico del caos solstiziale.
Chi si sarebbe aspettato di trovare dietro la figura pacioccona e festosa di Babbo Natale, l’ombra inquietante del Signore del Caos Soltiziale, il Dio Sciamano del Nord Europa? I popoli che vivevano nelle terre prossime al Circolo Polare Artico, dalla Lapponia alla Siberia, affidavano i loro problemi materiali e spirituali agli sciamani, individui che per predisposizione innata o dopo lunghissimi addestramenti rivestivano il ruolo di Sacerdoti, Maghi e Veggenti. Essi erano gli intermediari tra gli esseri umani e il mondo spirituale. Si diceva che lo spirito dello sciamano caduto in Trance abbandonasse il corpo fisico e volasse verso il Cielo passando attraverso il buco per il fumo che era lasciato aperto sulle tende. Anche Babbo Natale passa per il camino delle case, e come se non bastasse vive al Polo Nord: il Nord nelle antiche tradizioni europee è la direzione simbolica degli spiriti. E le renne? I popoli siberiani e scandinavi dipendevano da questi animali per sfamarsi e vestirsi. Inoltre le renne giocavano un ruolo importantissimo anche nelle tradizioni spirituali di questi popoli, essendo ciascuna di esse una personificazione del Grande Spirito Renna. Se questo spirito si adirava per qualche motivo con gli umani era compito degli sciamani viaggiare in trance fino al suo regno per placarlo. Gli sciamani entravano in trance in molti modi: digiunando, suonando per ore ed ore, danzando, ma il metodo preferito in Siberia era l’ingestione del fungo allucinogeno Amanita Muscaria, fungo di cui sono particolarmente ghiotte anche le renne, che ne possono mangiare fino a stordirsi. Siccome i principi attivi del fungo rimangono anche nell’urina delle renne, gli sciamani preferivano bere l’urina di questi animali per evitare eccessive concentrazioni di questo allucinogeno. La sostanza provoca una sensazione di volo e lo sciamano diceva di cavalcare le renne che gli avevano fornito la preziosa bevanda.
Ora, il fungo Amanita Muscaria, ha un cappello rosso picchiettato di bianco, così come Babbo Natale veste di rosso ed ha in testa un cappuccio rosso bordato di bianco. Egli porta doni, così come gli sciamani riportavano dai loro viaggi i Doni Sacri: messaggi degli Dei, nuovi canti per le cerimonie, la guarigione dei malati e potenti incantesimi. Accidentalmente in Italia Babbo Natale è affiancato dalla Befana, la strega benefica che altri non è che la Vecchia Dea dispensatrice di nuova vita e di doni spirituali.
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Ultimo aggiornamento Martedì 01 Dicembre 2009 06:44 |
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Scritto da Esta
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Giovedì 03 Giugno 2010 08:29 |
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Oltre alla classica ripartizione nei tre mondi principali: il Mondo di Sotto, il Mondo di Mezzo ed il Mondo di Sopra, esistono molti altri piani di esistenza intermedi. Fra questi, il Mondo Faerico è uno dei più conosciuti nella tradizione europea. I Faery, detti anche fate, folletti, spiritelli o 'Piccolo Popolo', sono esseri elementali che sovraintendono alla manifestazione della natura sul nostro piano fisico. Sono divisi in famiglie, a seconda del loro 'grado'. Così ad esempio esiste un fairy dei fiori, che sovrintende in modo generico all'energia di manifestazione di tutti i fiori del mondo. Sotto di lui, più nello specifico, esisteranno i fairy delle varie famiglie di fiori, e più ancora nello specifico, il fairy delle margherite, il fairy dei gigli, e così via. Nella medicina tradizionale tibetana, si dice che tutto il mondo sia composto da cinque elementi: lo spazio, l'aria, il fuoco, l'acqua e la terra, e che ogni cosa al mondo sia frutto della combinazione dei cinque elementi, che giocando e rincorrendosi fra di loro, si sono combinati in tutti i modi possibili. Così anche nella tradizione occidentale abbiamo raccontato dei fairy a modo nostro. I fairy nell'immaginario vengono spesso dipinti come esseri maligni oppure fatine belle e buone. In realtà non sono né l'una né l'altra cosa. Ognuno ha un carattere suo, alcuni sono più dispettosi, altri più disponibili, ma dipende molto dal modo in cui li si vede. Sono esseri normalmente invisibili agli occhi perché vivono in una dimensione che si trova subito prima della manifestazione fisica, un po' come i meridiani del nostro corpo, e sono tutti connessi da una rete energetica, una sorta di matrice, una ragnatela cosmica che solo oggi gli scienziati iniziano ad osservare. La chiamano 'materia oscura', ma in realtà è così luminosa che i nostri occhi fisici non possono vederla. Questa ragnatela cosmica della creazione, che i nativi americani narrano sia tessuta dalla Nonna Ragno che è al centro del cosmo, e che rappresentano nel sacro Acchiappasogni, è molto simile alla rete neurale del cervello umano, così come al tessuto connettivo del corpo umano (il tessuto detto matrice, che collega tutto il corpo umano) e collegano ogni essere vivente. |
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Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Giugno 2010 06:47 |
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Comunicato di Alvol Looking Hors |
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Scritto da Esta
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Venerdì 18 Giugno 2010 07:15 |
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Parenti Miei, E’ venuto il tempo di parlare ai cuori delle nostre Nazioni e ai loro Leaders. Io questo vi chiedo dal profondo del mio cuore: partendo dallo Spirito delle Vostre Nazioni, unitevi insieme in preghiera. Noi, dal cuore dell’Isola della Tartaruga, abbiamo un grande messaggio per il Mondo; ci spingono a parlare tutti gli Animali Bianchi che hanno mostrato il loro Sacro Colore, che sono per noi il segno che è necessario pregare per la sacra vita di tutte le cose. Mentre io vi invio questo messaggio, molti Popoli degli Animali sono minacciati: coloro che nuotano, coloro che strisciano, coloro che volano, i Popoli delle piante, tutti, alla fine, saranno danneggiati dal disastro (della perdita) di petrolio nel Golfo. Io ho chiesto, come Leader Spirituale, che ci si riunisca insieme, insieme uniti in preghiera nella totalità e Globalità delle nostre Comunità. La mia preoccupazione è che questi gravi problemi continueranno a peggiorare, con quell’ “effetto domino” riguardo al quale i nostri Antenati ci hanno messo in guardia nelle loro Profezie. Nel mio cuore, so bene che ci sono milioni di persone che pensano che l’unione delle nostre preghiere per amore della nostra Nonna Terra arrivi molto in ritardo. Io credo che noi, come persone Spirituali, dobbiamo riunirci e concentrare i nostri pensieri e le nostre preghiere per permettere la guarigione delle molteplici ferite che abbiamo inferto alla Terra. Poiché noi onoriamo il Ciclo della Vita, convochiamo i Cerchi di preghiera globalmente per contribuire alla guarigione di Nonna terra (la nostra Unc’I Maka in lakota). |
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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Giugno 2010 07:29 |
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Il Cantico delle Creature |
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Scritto da Esta
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Venerdì 28 Maggio 2010 07:01 |
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Parlando di testi esoterici, dopo la tavola smeraldina voglio parlarvi di un altro potente testo della cultura occidentale: il Cantico delle creature, di San Francesco D'Assisi. Non tutti sanno che questo testo è considerato il più antico della letteratura italiana, è stato composto infatti da Francesco stesso, nel XIII secolo. Secondo alcune tradizioni meno note Francesco, per metà francese e figlio di un mercante che commerciava con il Sud della Francia, durante i suoi viaggi con il padre ebbe modo di entrare in contatto con quello che viene considerato dalle tradizioni esoteriche 'il luogo dove Maria Maddalena e Giovanni d'Arimatea approdarono', ovvero, al di là delle figure storiche, il luogo dove arrivò e fiorì la conoscenza, la tradizione gnostica non censurata, altrimenti rimodellata e denaturata dalle istituzioni. In quel periodo ad esempio era fiorente l' 'eresia catara' e tutta una serie di realtà locali dove si viveva in linea con i principi gnostici di fratellanza, libertà, misticismo e spiritualità. Fu proprio in seguito ad un viaggio nel Sud della Francia che Francesco iniziò a cambiare ed a mettere in atto ciò a cui probabilmente aveva potuto attingere in quei luoghi. Questo è il testo che ci è pervenuto:  Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messer lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra Matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo Amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in Pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime Voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et Rengratiate e serviateli cum grande humilitate.
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Ultimo aggiornamento Martedì 13 Luglio 2010 13:14 |
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