Meraviglie contro ogni legge fisica. Gioielli del mistero che qualcuno dice di aver sentito urlare. Cristalli capaci di offrire all'incauto osservatore immagini orribili. Un paio d’orbite vuote vi fissano. Sotto le cavità c’è un ghigno poco rassicurante. Voi fate finta di niente, ma il disagio resta. L’oggetto riluce come un gioiello. Ogni scanalatura offre un nuovo riflesso. Osservate a lungo e nel frattempo le orbite vi scrutano a loro volta. L’impressione finale è di aver ingaggiato una muta conversazione con una strana creatura che in qualche modo vi è familiare. In fondo, il teschio umano che state studiando con tanta attenzione non è altro che l’immagine di voi stessi.
Che cosa c’è disegnato sulla bandiera dei pirati? Che cosa appare sul cartello pericolo: alta tensione? Che cosa campeggia sull’etichetta di una boccetta di veleno? Esatto, proprio quello. Il teschio è il simbolo della morte per eccellenza, ci parla di verità, di quello che c’è sotto la pelle e i muscoli. Ci spaventa e ci affascina allo stesso tempo. Se poi ci aggiungete il cristallo che sembra possedere misteriose proprietà avrete una combinazione esoterica molto potente. Il teschio di cristallo di Mitchell-Hedges, il più famoso tra quelli esistenti, è dunque un concentrato di energie, segreti e poteri che ancora non siamo in grado di classificare. Alto tredici centimetri e largo altrettanto, profondo diciotto e pesante cinque chili. Ricavato da un unico pezzo di cristallo di rocca e perfettamente levigato. La mandibola è mobile e proviene dallo stesso blocco di quarzo (chiamato anche cristallo di rocca). A parte qualche leggera irregolarità sulle tempie e sulle ossa degli zigomi, è la replica esatta di un cranio umano. In base alla grandezza e ad altri dettagli si è arrivati a stabilire che potrebbe essere quello di una donna. L’autore? Sconosciuto. Altrettanto oscuro è il metodo usato per la sua realizzazione. La sua storia ufficiale parte dal giorno in cui fu trovato dalla diciassettenne Anna, figlia adottiva dell’avventuriero Frederick Albert Mitchell-Hedges. Era il 1927 e Anna partecipava con entusiasmo agli scavi archeologici condotti dal padre a Lubaantum, un antico insediamento maya il cui nome tradotto significa ‘la città delle pietre cadute’, nell’Honduras britannico (l’attuale Belize). La città occupava un’area di quindici chilometri quadrati e ospitava piramidi, case, camere sotterranee e un gigantesco anfiteatro. Anna trovò il teschio mentre girovagava tra le rovine. Uno strano scintillio attirò la sua attenzione e la spinse a sollevare qualche pietra di un antico altare per liberare quello che aveva tutta l’aria di un oggetto fuori dal tempo. La mandibola fu trovata tre mesi dopo a circa otto metri di distanza. Frederick Mitchell-Hedges morì il 12 giugno 1949 e lasciò il teschio in eredità alla figlia Anna.
Ci sono molti dubbi sul fatto che sia stato veramente trovato da lei. Sono in molti a pensare che suo padre l’avesse ne avesse ordinato la realizzazione per poi programmarne il ritrovamento da parte della ragazzina, proprio il giorno del suo compleanno. Un regalo particolare di un papà appassionato di archeologia che trovò il modo di prendere due piccioni con una fava: fare una sorpresa alla figliola e attirare l’attenzione del mondo scientifico, ottenendo quindi sovvenzioni per i suoi viaggi. Un’altra versione della storia vedrebbe Frederick comprare il teschio a un’asta londinese di Sotheby nel 1943. In effetti, il teschio non figura tra le foto della spedizione nel Belize e non ci sono prove che fosse già nelle sue mani prima del 1943. Comunque siano andate le cose, ora il teschio appartiene ad Anna che ancora oggi (ormai ottuagenaria) giura di averlo trovato tra le antiche rovine di una città maya. Ha raccontato più volte di aver visto il teschio assumere le colorazioni più svariate anche se tenuto al buio, in assenza di fonti luminose che potrebbero produrre scherzi cromatici. Altro fenomeno particolare è l’odore di muschio molto forte che si sprigiona dal cranio di tanto in tanto.
Nel 1970 Anna ha permesso ai laboratori Hewlett-Packard di studiarlo e i risultati sono stati sconcertanti. Prima di tutto il teschio è stato intagliato in senso contrario agli assi cristallografici della pietra. Cesellando senza tener conto della sua struttura interna, il blocco avrebbe dovuto rompersi, cosa che non è avvenuta. Se i moderni ingegneri e scultori seguissero lo stesso metodo di lavoro, non sarebbero in grado di duplicarlo, nemmeno con il laser o altri strumenti d’avanguardia per l’incisione. Andrebbe in mille pezzi. Eppure qualcuno è riuscito, contro ogni legge fisica, a creare una meraviglia del genere. Non è stato ritrovato alcun segno che potesse indicare il tipo di oggetto impiegato per l’intaglio. Ma se non è stato usato un arnese comune, allora di quali mirabolanti attrezzi stiamo parlando? Bisogna forse pensare ad apparecchiature portate sulla terra da civiltà aliene? Per ora l’ipotesi più accreditata è che sia stato sbozzato con pezzi di diamante (il cristallo di rocca è leggermente più tenero di quest’ultimo) e quindi pazientemente lisciato con un composto di acqua e sabbia. Il problema è che per arrivare alla forma attuale, con una simile lavorazione, ci sarebbero voluti trecento anni di costante lavoro da parte di scultori dotati di grande talento. E’ dunque un oggetto che non dovrebbe esistere.

Il Mitchell-Hedges è in buona compagnia, poiché ci sono altri teschi in possesso di musei e privati. Le zone del centro e sud America sono ‘ricche’ di simili manufatti. Purtroppo c’è sempre chi confonde le acque e di conseguenza ai teschi genuini si sono aggiunti i falsi, complicando il lavoro degli esperti. La lista è nutrita e comprende, tra gli altri, il teschio di Londra (ospitato al British Museum) e quello di Parigi (Trocadero Museum). Furono acquistati da mercenari messicani nel 1890 e pur essendo ugualmente affascinanti, non sono ricchi di dettagli come il Mitchell-Hedges. Quello di Londra è conservato in una teca e suscita un interesse morboso nei visitatori. Gli addetti alle pulizie hanno chiesto e ottenuto il permesso di coprirlo con un panno durante il loro turno di lavoro, perché il suo sguardo li faceva sentire a disagio. Il teschio parigino ha una fattura rudimentale ed è più piccolo. Di seguito troviamo il teschio Maya (trovato in Guatemala) e il teschio di Ametista (Messico), entrambi scoperti nei primi del novecento. Anche questa coppia fu studiata dagli esperti della Hewlett-Packard che rilevarono la stessa tecnica sbagliata di intaglio. Poi c’è il teschio del Texas, chiamato affettuosamente Max dalla famiglia che lo possiede. In origine apparteneva a Norbu Chen, un guaritore tibetano che regalò il teschio a Carl e Ann Parks. I due non si resero conto di che cosa avevano ricevuto in dono finché, anni dopo, videro una trasmissione televisiva che parlava del teschio di Mitchell-Hedges. Altro esemplare è E.T., così denominato per via del cranio a punta e della mascella esagerata che lo fanno sembrare il teschio di un alieno. Joke Van Dieteten Maasland lo acquistò da un mercante di Los Angeles. Sembra che fosse stato ceduto da una famiglia del Guatemala. Durante alcuni scavi in Messico, vennero alla luce altri due teschi: quello che è stato battezzato Sha-Na-Ra (in ricordo di uno sciamano) e il teschio Arcobaleno, chiamato così per gli splendidi colori che si vedono al suo interno quando viene esposto alla luce del sole. L’unico in grado di competere con il Mitchell-Hedges in termini di bellezza è il teschio Rosa Quarzo, ritrovato vicino al confine tra l’Honduras e il Guatemala. Non è trasparente come il primo, ma ha la mandibola mobile che testimonia il notevole impegno occorso per fabbricarlo. E’ infine d’obbligo ricordare il teschio che appartiene alla Smithsonian Institution di Washington che pesa ben venti chili. 
Alcuni anni fa i membri della Fondazione Pelton per le ricerche sul paranormale, l’Istituto delle Scienze Psichiche e la Società dei Teschi di Cristallo decisero di girare un documentario su questi straordinari manufatti e i loro presunti poteri. Esperti di psicometria (la capacità di apprendere la storia di un oggetto attraverso il contatto), sensitivi e chiaroveggenti si riunirono per effettuare una serie di test. Per la prima volta alcuni teschi autentici si ritrovarono nello stesso luogo: E.T., Sha-Na-Ra, Arcobaleno, Max e il Rosa Quarzo. Alle prove dei sensitivi si affiancarono quelle degli scienziati: raggi-x per scoprire fratture interne del cranio e capire così se era composto da più parti incollate assieme, e indagini scrupolose con l’utilizzo della luce laser. Durante gli esperimenti di psicometria i sensitivi ebbero visioni riguardanti civiltà molto antiche che alcuni ricollegarono con il mito di Atlantide. Quello su cui si trovarono tutti d’accordo fu la certezza che i teschi fossero legati l’uno all’altro da forze particolari. Se riuniti nella stessa stanza e sullo stesso tavolo, questi oggetti emanavano un’energia capace di sfinire il sensitivo di turno. Alcuni dissero di aver visto una sorta di aura circondare il teschio su cui si stavano concentrando o la sua fronte diventare bianco latte. Altri riferirono di odori e rumori insoliti, provenienti forse da altre epoche o altri mondi. Uno dei chiaroveggenti ebbe delle visioni di spettri, ma non riuscì a fornire una descrizione chiara degli esseri che gli erano apparsi. Nel 1996 la BBC decise di girare un altro documentario, stavolta escludendo indagini di natura paranormale. Risposero all’appello il Sha-Na-Ra, Max, il teschio di Londra e quello ospitato dalla Smithsonian Institution. Anna Mitchell-Hedges declinò l’invito spiegando che il suo era già stato analizzato a sufficienza in passato. Purtroppo, ancora oggi, non è possibile stabilire quanto realmente siano antichi questi reperti, perché il test al Carbonio 14 è utile solo in caso di sostanze organiche. Il metodo usato in quella circostanza per individuare i falsi fu quello di ricavare un’impronta del teschio con il silicone per poi studiarla al microscopio elettronico. Il silicone mette in risalto ogni piccola traccia lasciata dallo strumento con cui l’oggetto è stato scolpito. In base all’aspetto di tali microtracce di lavorazione è facile farsi un’idea dell’epoca a cui risale: la lucidatura manuale lascia molti solchi irregolari, mentre quella effettuata con una macchina ne lascia di meno e più regolari. Si scoprì allora che i teschi presenti nei due musei non erano antichi quanto si credeva, mentre il Sha-Na-Ra e Max erano stati prodotti circa cinquemila anni prima.
Che siano stati creati cento o mille anni fa, resta il fatto che hanno un notevole impatto sulla vita delle persone che li posseggono, sia positivo che negativo. Ci sono stati casi di guarigione spontanea da molte malattie, risoluzione di profondi blocchi psicologici e un generale miglioramento delle condizioni di vita dei proprietari. Ma ci sono anche persone che raccontano di essere state invase da un terrore inspiegabile alla vista dei teschi, di averli sentiti gridare e di aver visto al loro interno delle immagini orribili. L’effetto che hanno varia di volta in volta, come se fossero in grado di leggere nell’animo di chi li osserva e di comunicare in modo diverso con ciascun individuo. La stessa Anna Mitchell-Hedges confessa di provare sentimenti contrastanti per il suo reperto e di considerarlo come un demone buono.
I teschi sono spesso associati con i Maya, ma sarebbe più esatto associarli con gli Aztechi. Il teschio appare come simbolo in molte creazioni artistiche e religiose di questi ultimi che, tra l’altro, erano molto abili nella lavorazione del cristallo. Non è un caso che sia stato scelto proprio il cristallo per costruire questi oggetti. Il biossido di silicio, o silice, è la composizione chimica del quarzo, elemento presente in tutti i campi della vita umana da sempre. Nella preistoria la selce serviva per accendere il fuoco e per fabbricare armi e utensili. Nell’antico Egitto un pezzo di cristallo era posto sulla fronte dei defunti per rappresentare il terzo occhio. Dal quarzo deriva la sabbia, usata per costruire. Da esso derivano anche il vetro e la porcellana. E’ impiegato per costruire apparecchi ottici. Opportunamente lavorato, è resistente al calore, elastico, trasparente. Grazie alla sua sensibilità verso i campi elettrici è impiegato per fabbricare orologi (quelli al quarzo sono ritenuti i più affidabili), computer, trasmettitori radio e televisivi (le lamine di silicio sono presenti in tutti i circuiti integrati). Pensiamo poi ai suoi impieghi nel campo della magia: sfere di cristallo per vedere il futuro, ciondoli al collo per ottenere serenità, piccole piramidi come soprammobili contro le influenze negative. E’ un materiale che travalica i confini tra il mondo concreto e quello astratto, tra la scienza e il soprannaturale. Un potere enorme. Un teschio fabbricato con il quarzo è, in pratica, un universo in miniatura.
Da dove vengono questi oggetti dal fascino ipnotico? Dallo spazio? Da antiche civiltà di cui non si conosce ancora nulla? Da Atlantide? Non ci è dato saperlo. Si dice che contengano informazioni preziose sul futuro dell’umanità che noi non siamo ancora in grado di leggere. Una leggenda maya racconta che quando verranno riuniti tredici teschi a grandezza naturale, l’uomo avrà accesso a nuove conoscenze, ma questo accadrà solo quando egli sarà abbastanza evoluto da farne buon uso. Evoluto in senso spirituale e morale, soprattutto. Visto il grado di sviluppo in tal senso dell’uomo moderno, viene spontaneo sorridere amaramente. Forse è per questo che i teschi ghignano così. Ci guardano e sanno, ahimè, che dovranno aspettare ancora a lungo prima di condividere il loro segreto con noi.
di Laura Cherri Approfondimento: Una leggenda Maya parla di tredici teschi a grandezza naturale: quando saranno ritrovati e riuniti, essi trasmetteranno agli uomini tutta la conoscenza che hanno sempre cercato; ciò, però, accadrà solo quando la razza umana sarà sufficientemente evoluta e integra moralmente per poter gestire con giudizio un dono così prezioso. Una volta che i teschi saranno riuniti, inizierà una nuova era: la data corrisponderebbe al 21 dicembre 2012, cioè alla fine del Conto Lungo del calendario Maya, iniziato il 13 agosto 3114 a.C.. Dalla fine dell'800, iniziarono a essere ritrovati una serie di artefatti riconducibili a questa leggenda. Ai giorni d'oggi se ne contano undici, sparsi per il globo, ma con caratteristiche e storie molto simili. Il "Teschio di Parigi" (Trocadero Museum) Fu il primo a essere scoperto: alla fine dell'Ottocento in Messico. La sua datazione lo colloca a oltre 10.000 anni fa e dalle analisi eseguite si pensa sia stato lavorato con tecniche molto primitive Ciò nonostante, il risultato è molto realistico. E' caratterizzato da una rientranza sulla parte superiore: probabilmente era usato per sorreggere qualcosa. Il "Teschio Maya" Fu rinvenuto all'inizio del Novecento. E' realizzato in quarzo puro e presenta delle rientranze prolungate alle tempie laterali e profonde sotto la mascella. Il "Teschio di Ametista" Fu scoperto in Messico all'inizio del Novecento. E' molto simile al "Teschio Maya", ma è realizzato in quarzo viola e le rientranze all'altezza delle tempie sono molto più estese di quelle del similare. Il "Teschio del Texas o di Max" La denominazione deriva dalla famiglia che lo possiede: gli fu donato da un guaritore tibetano, Norbu Chen; al momento è custodito al JoAnn Parks di Houston, in Texas. Fu scoperto nel 1920, in una tomba in Guatemala. La datazione lo colloca attorno ai 10.000 anni fa. Il "Teschio di Mitchell-Hedges" Di sicuro il più prestigioso e allo stesso tempo controverso. Fu ritrovato, nel 1926, dalla figlia adottiva dell'archeologo Mike Mitchell-Hedges, presso la città di Lubaatun, nello Yucatan, durante uno scavo che aveva come obiettivo la cerca della città perduta di Atlantide. E' stato realizzato da quarzo puro, seguendo le dimensioni reali di un teschio umano: altezza 13 cm, larghezza 13 cm, profondità 18 cm, peso 5 kg. Le analisi al microscopio hanno fatto notare la perfetta levigatezza della superficie; ciò fa pensare o a un falso o a un lavoro costante e quotidiano di almeno 300 anni, operato con sfregamento di sabbia e perfezionato con acqua e polveri di diamanti. Il "Teschio di Sha-Na-Ra" Il suo nome è legato a uno sciamano delle popolazioni locali. Fu rinvenuto dal signor Nick Nocerino, investigatore dell'occulto, nel 1959, lungo il Rio Baltha, nel Gerraro del Messico centrale. E' notevolmente diverso dagli altri, ma le analisi lo datano attorno ai 5.000 anni. Il "Teschio di Londra" (British Museum) E' molto simile al "Teschio di Mitchell-Hedges", ma è meno definito di queso. La sua origine molto probabilmente è Azteca, ma le ultime analisi effettuate non confermano la datazione. Su di esso, come su molti altri, si narrano storie inquietanti: a quanto pare ha terrorizzato più di una persona, alla sua sola vista; il personale delle pulizie lo vuole coperto durante il proprio turno di lavoro, perchè reca disagio. Nel 1950, alcune analisi portarono ad affermare che il teschio è messicano, che risale al 1400-1500 d.C. e che il materiale è quarzo brasiliano. Il "Teschio Rosa" Fu trovato vicino al confine fra Honduras e Guatemala. E' probabilmente il più realistico e spettacolare, assieme a quello di Mitchell-Hedges. Il "Teschio E.T." E' stato scoperto in questo secolo. Il suo nome deriva dalla sua conformazione: cranio a punta e mascella esagerata ricordano il teschio di un alieno.  Il "Teschio Arcobaleno" Fu ceduto da un sacerdote del Guatemala, ma non se ne sa molto. E' particolare, soprattutto se esposto alla luce del sole: convoglia i raggi luminosi al suo interno producendo splendidi colori. Il "Teschio del Museo Mithsonian" Diversamente da tutti gli altri, pesa 20 kg. Dalle analisi però non è risultato autentico. Il quarzo è composto da cristalli ed è il principale costituente di rocce intrusive (formatesi all'interno della crosta terrestre): viene usato come abrasivo; è molto resistente alle alte temperature e ai forti sbalzi termici. Esso è, inoltre, piezoelettrico: se viene sollecitato da una pressione meccanica, genera elettricità. E' molto usato e non solo nel campo esoterico; testimonianze di ciò ce ne dà per primo Platone: "ad Atlantide ci sono dei cristalli prodigiosi, usati dagli abitanti dell'isola per produrre una grande energia", che, secondo la tradizione, gli uomini non riuscirono a domare, portando alla distruzione l'isola. Il problema principale per lo studio di questi oggetti è sicuramente l'impossibilità di farne un'analisi al Carbonio 14, dato che non sono composti organici. Interessanti sono, anche molti degli episodi raccolti da coloro che sono staie in presenza di qualche teschio, fra quelli sopracitati. Anna Mitchell-Hedges afferma, ad esempio, che il teschio in suo possesso, oltre ad essere una perfetta lente d'ingrandimento, a volte presenta dei riflessi di luce dagli occhi, che sembrano vivi e tremolanti. L'antiquario Frank Dorland, inoltre, che eseguì diversi esami sul teschio, afferma che esso una volta si circondò di un alone luminoso per parecchi minuti; altre volte, sentì degli scampanellii o vi intravide immagini di strani paesaggi. Quando il teschio si trovava a New York, un gruppo di persone fecero richiesta di visionarlo, il direttore del museo incaricò allora la sua segretaria di esibire l'oggetto; la ragazza prese il teschio con le mani, per estrarlo dal contenitore, e una strana sensazione la pervase, facendole sembrare che il teschio la stesse percuotendo.  I discendenti degli antichi Maya non avevano dubbi sulle particolari qualità del cristallo di quarzo, e lo paragonavano ad una specie di antico strumento radio, televisivo od informatico, uno strumento per comunicare "tra i mondi", una specie di porta aperte verso le altre dimenzioni, un mezzo di comunicazione con il mondo degli spiriti e degli antenati.
La più sorprendente qualità fisica del quarzo, scoperta alla fine dell'Ottocento da Marie Curie, è la piezoelettricità. Una lamna di silice sottoposta ad un campo elettrico si deforma elasticamente entrando in oscillazione qualora il campo elettrico fosse stato alterato. Se un cristallo di quarzo viene sollecitato dau na pressione meccanica, genera elettricità. Ecco perchè i cristalli vengono impiegati moltissimo nel campo elettronico (microfoni, generatori di ultrasuoni, orologi al quarzo, etc).
Inoltre il quarzo è presente in tutto ciò che riguarda la nostra vita. ed il carburo di silicio è la materia più dura al mondo, dopo il diamante.
Per i cherokee nei cristalli di quarzo risiedono gli spiriti di persone trapassate, purificate nel grembo di Madre Terra o per intercessione del Popolo delle Stelle, che ha deciso di rimanere sulla terra per aiutarci a riequilibrarci, ovvero guarire.
Il quarzo è in grado di influiere sul nostro stato di consapevolezza, di far affiorare a livello razionale i nostri pensieri subconsci, di chiarire ciò che percepiamo solo intuitivamente e di farci recuperare la coscienza appartenente al nostro passato più remoto.
Basta guardare l'antica pratica della cristallomanzia, o considerare il fatto che i chip, il cuore dei moderni computer, non sono latro che pezzetti di cristallo di silicio!
Fra le leggende tramandate dai Maya, dagli Aztechi, dai Pueblo, dai Cherockee e dai Seneca ce n'è una che parla di tredici teschi, a grandezza naturale, ciascuno ricavato da un'unico blocco di cristallo. La loro mascella è mobile, e si narra che "parlassero" o "cantassero".
Secondo Harley Swiftdeer, uomo di merdicina cherockee, oltre ai dodici teschi disposti in cerchio attorno ad un tredicesimo di ametista, vi sarebbero anche otto bacchette di cristallo, una per ciascun punto cardinale e per ciascun punto intermedio. Questi teschi sono molto antichi, e sono una sorta di computer olografico contenenti informazioni che vi furono programmate. Informazioni sull'origine dell'uomo, sul suo scopo sulla terra ed il suo destino, e sui cosiddetti "misteri della vita". I teschi parlanti sarebbero stati un giorno riscoperti e riuniti, affinchè il loro sapere collettivo fosse reso disponibile. Occorreva però che uomini e donne avessero raggiunto un grado di evoluzione sufficentemente elevato per non farne un cattivo uso.
Il sacerdote maya Haunbatz Men (discendente di una delel famiglie a cui 5 secoli fa fu affidato il compito di preservare la segreta cultura del suo popolo), parlò di una profezia che fecero i suoi antenati, ovvero che la sapienza maya un giorno sarebbe tornata sulla terra: "E' stato profetizzato che noi ricostruremo la nostra cultura con le sue arti, la sua scienzam la sua matematica e religione, perchè tutto si fonda sulla sapienza cosmica, la sapienza che ricevemmo dagli antenati. Molto tempo fa nella terra dei Maya, Itzmamna ci diede la sapenza e le istruzioni per capire i teschi, per operare con essi nei luoghi sacri come Tulum e Chichen Itzà. Perchè il teschio di cristallo tra i maya ha un rapporto sacro con Dio, Hunab Ku. ..tutte le proporzioni nel nostro corpo sono collegate alle sacre proporzioni di Dio.
Il teschio di cristallo fra i Maya è chiamato Lembal, che significa luce e sapienza. In molti luoghi, in molti luoghi sacri noi abbiamo operato con essi per migliaia di anni.
...I teschi sacri incominceranno di nuovo a portare LEMBAL, stanno incominciando a ridare la luce e la sapienza all'umanità. Allora l'umanità inizierà a svegliarsi in tutti i luoghi del mondo... anche a Stonehenge. Noi dobbiamo rimettere il teschio di cristallo là. Perchè ora sta per ricominciare l'energia giusta per tutti quest luoghi, perchè Itznamna ci fa vedere come dobbiamo modulare quella parte dell'energia della creazione." E sull'origine dei teschi disse: "Noi Maya sappiamo che veniamo dalla Terra, ma capiamo anche che parte di noi appartiene al cielo, al cosmo, a qualche altra legge al di fuori di questa splendida dimensione. Noi maya infatti comprendiamo che nello stesso tempo noi siamo della terra ma incielo abbiamo una famglia più grande. E la parola che usiamo er indicarla è mishule. Mishile significa i nostri fratelli e le nostre sorelle al di fuori di questa splendida Terra. Molto tempo fa noi maya eravamo in comunicazione con ogni altra razza del mondo e al di fuori del mondo. E' per questo che ci identifichiamo con la gente dell'aria. Questa è la ragione per cui abbiamo tanti simboli, molti dei quali sono di qualcosa che esiste nell'aria, come quello di Kukulkan o di Querzacoatl, il simbolo del serpente volante. I miei antenati, gli Itzas, vennero da Atlantide, e sono stati loro che ci diedeto la conoscienza per capire i teschi, ci dissero di Itzamna e del funzionamento dell'universo. Voi dite Atlantide, ma noi diciamo Atlantiha. Gli Itzas ci parlarono del posto da su venivamo e ci spiegarono che in uqel posto, il posto dell'acqua, mangiavano conoscienza: la conoscienza delle petre, la conoscienza che avevano dei scristalli e dei teschi di cristallo. Essi hanno dentro di loro, nei teschi di cristallo, accesso a quei luoghi. Così noi crediamo che molti altri teschi esistono in quel luogo, il luogo che voi chiamate Atlantide. Ma come vi ho spiegato (...) i teschi devono stare in ogni centro sacro, perchè sono parte essenziale di questi centri sacri e una parte importante di queste piramidi. Gli Itzas ci hanno spiegato che esistono molti teschi di cristallo, come quelli che esistono nella terra dei maya, su tutta la Madre Terra."
Il famoso veggente Edgar Cayce in una delle sue sedute rivelò che ad Atlantide si faceva uso del cristallo come strumento di comunicazione divina. Li chiama Pietra di Tuaoi, Pietra Focaia o Grandi Cristalli , collocati all'interno del Tempio del Sole di Poseidia.
Queste pietre erano adibite a centrali di alimentazione elettrica del paese. La concentrazioen e l'intensificazione dei raggi del sole filtrati da molti prismi era di eccezionale potenza. Poteva essere renitegrata e trasmessa per tutta la Terra in raggi invisibili simili alle onde radio. La sua energia veniva usata per alimentare le navi sul mare, gli aerei e persino i veicoli privati.
Tramite la portentosa energia del quarzo inoltre ad Atlantide si poteva ringiovanire il corpo umano. Ma questa pratica alla lunga fu la base della rovina di quella civiltà. La pietra fu utilizzata per usi negativi, il che ocntribuì a provocare la seconda catastrofe. I raggi si unirono ad altre forze elettriche fin a dar luogo a molte combustioni nel profondo della Terra, ed eruzioni vulcaniche venenro stimolate dalle potenti riserve di energia della natura.
Tutto ciò concorda con le antiche leggende degli indiani Seneca, secondo cui Atlantide perì per l'uso isconsiderato e indiscriminato dei cristalli di quarzo. |