Benvenuto in :: Cervobianco ::
 
Gnosi Egizia PDF Stampa E-mail
Scritto da Cervo Bianco Staff   
Martedì 28 Luglio 2009 12:59

Avvicinandoci all'antico sapere egizio senza preconcetti, possiamo accorgerci facilmente di come le radici della nostra cultura siano da ricercare proprio in Egitto. L'antichissima cultura egiziana  non è nei monumenti in rovina o in qualche tomba, ma è tutt’ora in noi, vive  tramite noi. Addentriamoci dunque con un approccio diverso rispetto alla civiltà che i costruttori di immense ed inspiegabili piramidi ci hanno tramandato.

La scienza, per gli antichi popoli, era tutto lo scibile umano: non veniva divisa rispetto alla religione:. Per gli antichi egizi, scienza e religione erano un tutt’uno. Fu dall'epoca di Galileo in poi che l'occidente iniziò a scindere la scienza dalla spiritualità.

Nel mondo antico i misteri non erano rivelati a tutti, ma non per motivi di casta o di nascita, bensì perché  si riteneva che non tutti fossero pronti per comprenderli. Ma nonostante i segreti iniziatici fosse riservati a pochi, i culti 'politeisti' erano diffusi presso il grande pubblico, così che tutti, anche chi non era pronto per la via iniziatica,  potessero avere la percezione dell'esistenza di qualcosa di più sottile oltre al mondo materiale.

La psiche è il perno di tutta la cultura egiziana antica. Essi avevano basato tutta la vita e la cultura intorno ad essa. Nella mentalità egizia antica non c'è cesura tra materia e spirito, di conseguenza, la materia non veniva disprezzata né demonizzata.  Gli dèi, nella gnosi egizia, sono manifestazioni qualitative della realtà. Ognuno nella propria vita di  ogni giorno, esprime queste funzioni: i propri dèi. La funzione che è a monte, è un dio, così come ad es. lo stomaco esiste perché a monte c’è una funzione digestiva. O come un animale si evolve a partire dalla funzione di cui necessita all'interno del suo ecosistema. Così sono gli dèi rispetto a noi.

 

LE TRE PROVE

Gli iniziati prendevano coscienza di sé ed erano portati a far nascere la coscienza e la responsabilità. Il percorso partiva dal basso, dalla presa di coscienza delle cose più basilari: per prima cosa l'iniziato doveva allargare la sua vista interna e rompere gli schemi della vita di tutti i giorni (de-programmazione). I riti per rompere questi schemi erano divisi in tre prove:

La Prima Prova:
L’iniziato era proiettato nell’inconscio, nel suo infero personale. Avveniva una deprivazione di tutto quello che aveva intorno (luce, suoni, etc). Poteva impazzire o morire di paura, perché messo di fronte a ciò che aveva represso. Conosceva i lati oscuri di se stesso.
Il Duat, secondo la gnosi egizia è il mondo “infero” , dove risiedono tutte le qualità nascoste.  Ciò che in psicologia si chiamerebbe inconscio. L’iniziato doveva oltrepassare questo mondo. Se aveva paura veniva “divorato” da queste paure, mentre se andava avanti, mano a mano era in grado di riconoscere i vari dèi dentro di sé. Dopodiché la presa di conoscenza andava avanti. Senza di essa, saremmo solo degli automi. gli iniziati così, con la prima prova, si distaccavano rispetto alla routine e gli chemi mentali dell'umanità meccanica.

Seconda Prova:
Attraverso lio egoico o “io infero”, si passava a prendere nelle proprie mani istinti e mente. L'ego vuole tutto per sé ed inventa mille trappole: quelle che ci fanno cadere in opinioni errate di noi stessi. Sono i “lati luce”, le convisioni come ad es. “sono bravo”, “aiuto gli altri”, e così via. Esiste chi aiuta gli altri con coscienza, ma la maggioparte delle persone che lo fa è invece spinto da bisogni egoici,. As es.  una persona simile è mossa da bisogni emotivi sotterranei come “voglio essere amato dagli altri”. C’è una famosa frase di Plotino che parla proprio di questo:
Agli dèi bisogna farsi simili, non già agli uomini dabbene, non l’essere esenti da peccato, ma diventare un dio, questo è lo scopo”. Non nasciamo per essere persone brave persone, ma possiamo farlo con coscienza.

La Terza Prova:
Con la terza prova si arriva alla coscienza divina, l’Essere. L’ultimo passo è diventare tutt’uno con l’essere, riconoscerlo. “Io sono te.” E’ l’identificazione ultima, costante con il principio divino. Da quel momento in poi si è abilitati ad usare tutto, nella maniera “giusta”, perché non si persegue più un piccolo misero scopo, e si arriva a creare.

 

LE ERE

L’Egitto antico non era composta da persone folli, come spesso lasciato intendere in studi e documentari su di esso, altrimenti di certo non sarebbe potuta durare millenni. Non era neanche composta da gente dotata di manie di grandezza, come spesso si pensa. Forse semplicemente siamo noi che, oggi, guardandola dalla mentalità occidentale moderna, non riusciamo a leggere la loro impronta, ciechi ai messaggi che ci hanno lasciato. Ma quando perdemmo il contatto con queste antiche verità?

Nei testi egizi si parla di un graduale mutamento nelle ere storiche antiche: per primo ci fu Il tempo degli dèi. Poi gli dèi si allontanarono, e l’umanità fu guidata dai semidèi ( delle teocrazie): l’Epoca dei Compagni di Horus. In seguito, col passare dei millenni, anche i semidèi  scomparirono gradualmente, e  gli uomini rimasero soli. E' il tempo dell’Era dell’uomo, in cui viviamo. In moltissime civiltà antiche troviamo questa suddivisione:

 

  •  Era degli Dei, o Età dell'Oro
  •  Era dei Semidei, o dei Compagni di Horus
  •  Era dell'Uomo, in India detta Kaliyuga

E’ da allora che l’Egitto iniziò a decadere. Ma i saggi sapevano quanto fossero importanti quei tempi primi, così ricopiarono continuamente testi vecchi di millenni (questa era la primaria funzione degli scribi). Quando in tempi recenti storicamente i pensatori greci andarono ad imparare i misteri in Egitto, trovarono testi vecchi di decine di migliaia di anni. La “Tradizione”. Ma tutto ciò non bastò, perché una volta finito il regno delle persone illuminate, noi esseri umani arrivammo al regno degli uomini: non guidati da una coscienza, ma da un ego.

La fine dell’Età dell’Oro in Egitto coincidette con una grande rivolta popolare che avvenne sotto Pepi I. I misteri riguardavano pochi eletti, ma la gente comune aveva al tempo iniziato a volere anch’essa l’immortalità. Così avvennero delle rivolte: la gente iniziò a vedere i libri sacri come libri di “magia”, ed iniziarono a trafugare pagine di questi, al di fuori del contesto. Pezzetti di formule, pagine strappate, rituali frammentari. Questa frammentazione della conoscenza accelerò la discesa nell’ignoranza, e vide la nascita della cosiddetta 'magia nera', che altro non è se non un approccio egoico e manipolativo a frammenti di antiche consocenze, senza un percorso che prepari ad esse. Sarebbe quasi più opportuno chiamarla 'magia manipolativa di chi è all'oscuro delle leggi fondamentali del cosmo'.

I cosiddetti “libri dei morti” erano in realtà libri divini. La conoscenza frammentaria presa da essi, e la magia egoica, fecero spesso sì che l’anima venisse legata ad una forma. Ad es. ci sono delle rondini sopra la valle dei re, che si dice siano anime di persone legate, fissate ad uno stadio per sempre. Questa è un’aberrazione, perché le persone dovrebbero essere seguite nella loro evoluzione, mai forzate, né legate ad un solo stadio evolutivo. E’ proprio la bellezza della vita passare tutte le diverse esperienze. Solo la mente, l'ego si aggrappano ad una esperienza e vogliono rimanere li fossilizzati, per paura di cambiare.

Nei testi antichi tramandati, una costante fondamentale è l'idea che il pensiero crei. Bereshit bara elohim” dice la prima frase della bibbia ebraica. Essi, gli dèi (elohim), che sono la nostra parte divina, creano tramite il pensiero. Creiamo principi, funzioni viventi, che informano l’Uno ed emergono nell’Uno, in un processo di feedback diremmo oggi, fra materia e spirito. La Creazione è qualcosa di continuo, ogni azione dipende da noi. E le scelte hanno delle conseguenze.

 L'ANIMA

Nell'immagine a fianco è raffigurato il KA supremo.
Quello nero è il KHAIBIT.
Come uccello con la testa di uomo, BA è un aspetto dell’anima.
L’anima è triplice, ha tre aspetti:
_BA: l'anima umana, la coscienza;
_KHAIBIT: ciò che ci portiamo dietro dalle altre vite, rappresentata come un’ombra perché non gli abbiamo portato la luce della conoscenza (ovvero ne siamo inconsapevoli). Il bagaglio karmico;
_KA: l’anima suprema.

Il Ba svolazza continuamente tra il corpo e il livello astrale. I vari aspetti dell’anima: universale, umana e della natura, sono in realtà uno solo, non sono divise. Allo stadio BA l’uomo ha sviluppato la sua crescita egoica, e testimonia “IO”, si basa su cervello, emozioni, corpo. Svolazza ma non può ancora volare.

Il KA è l’energia primitiva, vitale (chiamata Chi in Cina, Ki in Giappone). Il KA umano ha il compito di fissare l’anima in noi. Il principio che crea la fine. Il 3° livello, il Ka superiore, è il il ritorno all’energia ultima.

Nelle antiche raffigurazioni le figure erano sempre nude perché l’uomo nudo simboleggia la verità. Le braccia tese verso l’alto invece sono l’uomo realizzato.

 

ALCUNI SIMBOLI

L’Egitto ci parla per simboli, poichè i popoli antichi adoperavano anche l'emisfero destro del cervello, e ragionavano in modo mitologico ed analogico: per analogie. L'Egitto non ha fatto che creare simboli ,così che tutti potessero vederli. Poiché i simboli sono VIVENTI, legati a funzioni superiori. Le figure vivono: questo lo pensavano gli egizi così come i tibetani. Usare un geroglifico coscientemente significa mettere in moto una funzione.

 I colori non sono mai messi a caso nei testi e nelle raffigurazioni egizie. Nero, rosso, blu, verde, ognuno ha dei significati. Ad es. il geroglifico delle gambe, se verde, indica il movimento della vita: un uomo che sta lavorando interiormente, che sta crescendo. Non esiste nulla di estetico, non c’è il concetto di esteriorizzazione della bellezza, come invece avvenne più tardi in Grecia. In Egitto tutto ciò che è fatto ha una funzione. L’Egitto è il paese della vita, non della morte!

Anubi lo sciacallo è la trasmutazione di tutti gli elementi. In Egitto tutto ciò che è raffigurato nero non è di morte, ma di vita. Perché il nero è la trasformazione, non è funereo.

Il nome vero dell’Egitto è KEMI, da cui in arabo deriva la parola Al-Kimia, ovvero la scienza d’Egitto, la trasformazione dell’anima (il vero scopo dell’alchimia). Djed invece è il pilastro dell’uomo.

 Nella mummificazione, solo i Quattro figli di Horus venivano tolti, i più importanti:

 

  • Fegato: esplica una funzione corrispondente nella parte invisibile racchiude tutte le qualità paterne (per i greci è sotto Giove) , principio di trasmissione. Elemento: Fuoco
  • Milza: carattere della madre, racchiude i caratteri astrali. Elemento: Terra
  • Cuore-polmone (che è un unico organo): la sede del sé superiode, dell’Essere. Elemento: Aria
  • Stomaco: il discernimento e la sede degli inferi interiori, l'inconscio. Elemento: Acqua
    I quattro organi erano tenuti separati perché ognuno di questi seguiva una strategia, svolgeva una funzione.

                            

Kheper è lo scarabeo stercorario, che rappresenta il continuo divenire, la continua trasformazione. Concetto fondamentale per gli egizi così per gli antichi cinesi che codificarono lo stesso concetto tramite il simbolo del Tao.   Ba è l’anima umana, raffigurata come una cicogna con un vaso con una fiamma dentro: il fuoco della vita, la trasformazione alchemica.    L’Ibis è il simbolo di Thoth, il dio lunare della conoscenza ed il Guardiano della Soglia fra i mondi.

Nut, la dea cosmica che rappresenta il Ciielo stellato, che si unì con il dio maschile Geb, la  Terra, creando ta vita, è raffigurata spesso davanti all’albero di sicomoro. E’ in questo caso la Nut personale, l’insieme di tutte le esperienze di tutte le vie, ed i frutti del sicomoro sono i frutti delle proprie esperienze.

La mummia è un tramite tra il sopra ed il sotto, che veniva interpellata per suggerimenti, profezie, consigli.  All’inizio della protostoria egizia, secondo la tradizione gnostica, le mummie erano create solo con i faraoni, che erano semidèi. Ma in seguitoanche altri furono mummificati, persone che non erano abbastanza evolute. Conoscevano l’astrale, che può essere fonte di verità, ma è anche il mondo degli inganni, di tutto ciò che non è espresso.

Per loro era fondamentale la psiche. Immagini, meditazioni, colloqui. Ad es. vi siete mai chiesti perché le mummie erano sempre e solo sepolte con gli occhi aperti? Hanno lo sguardo che punta verso l’infinito, perché è lì che sono. 

La Grande Piramide era il tempio iniziatico, l’ultimo livello. Il tempio di tutti i templi. E' come una cellula neuronale, e collega la terra con il centro della galassia. Altera lo spazio-tempo ed ogni stanza ha un significato ed una funzione precisa, che faceva parte di un percorso iniziatico. Esistono infatti delle stanze sotterranee dove è vietato l'accesso, perchè se si entra senza una preparazione è possibile morire. Esistono molte testimonianze di persone che, etrate in una di queste stanze, hanno avuto esperienze sconvolgenti.

Uno dei punti cardine dell'Egitto antico è il fenomeno dell’attrazione. Il faraone era colui che con una zappa in mano, tracciava un solco. A livello simbolico era rappresentato mentre scavava un canale e creava un vuoto che richiede il pieno, ad es. come succede quando si scavano canali nel Nilo. A livello energetico crea delle vie da seguire, fa da pioniere. E proprio questo rappresenta il geroglifico MER, ovvero AMORE, il grande magnete. Nei dialoghi di Platone questo concetto è spiegato molto bene nella storia della festa a cui è invitata Miseria. L’amore subentra quando c’è una privazione, manca qualcosa e abbiamo bisogno di integrarlo. L’inferno è l’assenza quasi totale di coscienza. Ovvero è qui su questo piano. Ma il nostro piano non è quello più denso, esiste una materia ancora più densa.

Il Magus è l'illuminato: chi è arrivato all’Essere e gioca con tutti gli eventi.  Anche  Joshua Ben Joseph (Gesù) , secondo la tradizione, è stato 30 anni in Egitto.  In Egitto ci sono le nostre più profonde e remote radici culturali e spirituali.

Akhenaton rappresenta secondo alcuni la fase monoteista dell’Egitto, ma in realtà  in un certo senso, l'Egitto lo è sempre stato. Come tutte le filosofie etichettate come 'monoteiste' e 'pagane', in realtà l'antica religione egizia comcepisce tutto ciò che esiste come creato da un'Uno, e nella mitologia di creazione narra della struttura energetica dell'universo. Gli dei sono funzioni della psiche. Una curiosità: alla fine della messa greco-ortodossa, si dice “amin” invece di amen, termine che alcuni collegato con Amon, il dio egizio. Nella cabala Ansof è l’indicibile, ciò che è aldilà del velo, Kether è il principio. E come sappiamo, gli ebrei erano  un popolo caldeo misto ad egizi, e la religione giudaico cristiana iniziò, come ben spiega Igor Sibaldi in "La creazione dell'universo", con un egizionano, Mosè, che tramandò le antiche conoscenze egizie al  popolo nomade ebraico. Il resto, è storia.


Fonti::
la conferenza Psicologia e spiritualità, la scienza dell’Antico Egittodi Gloria Marinucci

i testi di Athon Veggie
Per approfondire sono consigliati i testi di R.A.Schwallwr De Lubiz e sua moglie; i testi di Athon Veggi, e della Golden Dawn,le pubblicazioni di Gloria Marinucci.

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Giugno 2010 15:20