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Pagina 1 di 2 Gli antichi erboristi non disponevano dei nostri sofisticati laboratori. Osservando il cielo ne intuirono che se le erbe nascono, fioriscono, fruttificano e muoiono in determinati luoghi, climi, e periodi dell'anno, i ciclo vegetale si rifletteva nel cielo dello zodiaco ed i loro simbolismi procedono paralleli. Ogni anno, a primavera, il ciclo vegetativo si rinnova. Il Sole che corre più alto nel cielo di aprile, stimola con la sua calda energia il riprodursi di questa magia.
AprileNell'incontenibile forza dell'Ariete, le foglie ed i nuovi steli perforano la vecchia corteccia o la crosta terrestre e si proiettano verso il cielo primaverile. Marte, il dio della guerra, governa il segno dell'Ariete. La vita è guerra, è la lotta del sopravvivere, è l'incessante vittoria del nuovo sul vecchio. Questa è la legge del divenire, del flusso continuo della creatività. L' Ariete nel corpo umano rappresenta la testa, la prima ad emergere dall'utero alla luce del mondo, ed al sangue vivo della circolazione arteriosa, ricco di emoglobina, equivalente della clorofilla vegetale. Il suolo e la corteccia che cedono alla spinta del germoglio ne provano la forza e il germoglio, che quella forza avverte in sè, continua impavido a crescere.
Il Biancospino è la forza volitiva. Il suo nome scientifico è "Crataegus" dal greco cratos che vuol dire forte. È una pianta armata di spine acuminate e robusta come il suo Signore. E' una rosacea, imparentato con la rosa, fiore sacro a Venere. La spinta marziana del Biancospino sul cuore risulta così equilibrata dalla dolcezza di Venere. E' un buon regolatore del battito cardiaco e della pressione sanguigna poiché stimola e rilassa contemporaneamente. Il Biancospino viene anche chiamato l a pianta del viandante: lungo le strade di campagna sta lì a proposito per ricordargli il giusto ritmo del passo del cuore. Anche l'Ortica, come il Biancospino, è una pianta comune sulla strada del viandante. Ma se il Biancospino regola il ritmo del passo del cuore, l'Ortica equilibra il suo ricambio, lo rende spedito e sciolto. La piccola grande Ortica appartiene al segno Ariete.
La guardiamo un po' con timore, il suo fuoco ci brucia in superficie, ma ci riscalda benevolmente in profondità. Stimola la circolazione evitando così i ristagni. E' una pianta in grado anche di fornire quel maggiore ossigeno per consentire al ferro, di cui è ricca , il saldarsi per favorire una maggiore presenza di emoglobina, quale migliore incarnazione in noi di Marte il suo archetipo.
Maggio Sotto il mese di maggio, sotto la costellazione del Toro, le piante si sviluppano anche in direzione orizzontale e trovano così la giusta proporzione, la forma armoniosa sacra a Venere, signora di questo segno zodiacale. Il Toro ama la quiete e il contatto con la terra, con l'erba fresca e succosa di maggio. Gli piace aspirare i profumi della primavera e la sua brezza tiepida, affondare nell'odore intenso del manto erboso. Il Toro ama le vastità silenziose dei campi, poiché sente, intuisce, che in esse si celebra il mistero della sua essenza. E' da questo silenzio che nascono le note e che la forma prende corpo, che gli steli si arricchiscono di foglie, la vegetazione diventa lussureggiante e le rose sbocciano. Maggio è il mese dell'armonia, frutto dell'amore di Venere e Marte. Grazie alla spinta verticale di Marte la vegetazione si era messa alla luce del Sole di aprile. Ora si rilassa , si distende sotto il Sole di maggio; ora il movimento orizzontale si incrocia e si sposa con il verticale, trovando la giusta proporzione. Cinque le ellissi dei suoi petali, poiché cinque sono i petali della rosa cosmica formata dal pianeta Venere, dalla sua rivoluzione sinodica intorno al Sole (l'intervallo di tempo durante il quale un pianeta riprende la medesima posizione rispetto alla Terra e al Sole, parola che deriva dal latino tardo "synodicus" a sua volta dal greco "synodikós"). Dalla rugiada celeste di quel pentagramma, " ros" in latino, è nata la Rosa, che porta nei suoi petali e nei sepali la forma si sinuosa di quelle ellissi e le spine di quei nodi. Il suo profumo inebriante ci seda, ci rilassa predisponendoci all'amore, ci induce alla contemplazione della sua bellezza restituendo dentro e intorno a noi l' Armonia.
Giugno
Sotto il cielo di giugno, dominato da Mercurio, signore dei Gemelli e dello scambio, le piante imparano a respirare attraverso le foglie, che in questo periodo raggiungono il massimo sviluppo, ed a comunicare col mondo anche attraverso i fiori, il loro organi sessuali, fatti per l'interscambio d'amore. Gli steli si allungano a esplorarne gli spazi, è il momento della conoscenza e della comunicazione. La fecondazione dei fiori è propiziata da Eros, figlio del vento impollinatore o, secondo un altro mito, di Mercurio, governatore di questo segno. | Mercurio è il pianeta più piccolo e al contempo l'astro più vicino al Sole: deve muoversi con estrema sveltezza per riuscire a sfuggire all'attrazione della grande massa solare. Deve sgusciare alla sua presa con l'immediatezza del mercurio imprendibile. Per riuscire a tanto, non sembrerebbe sufficiente la sola velocità. Se si trattasse di un'astronave, verrebbe da pensare a un sofisticatissimo sistema percettivo e informatico, capace di tradursi in immediata risposta, un'immediata mobilità sia verso l'interno che verso l'esterno, in perfetto equilibrio. Sono le funzioni che a livello microcosmico Mercurio svolge anche nel nostro sistema nervoso centrale, attraverso dei velocissimi trasmettitori chiamati neurotrasmettitori. Per noi è, in tal senso, il messaggero solare di Apollo, nella sua qualità di energia nervosa. Mercurio porta il Caduceo, il bastone magico dell'energia in equilibrio, dell'arte medica. Ciò sembra suggerirci che la salute e la sua cura abbiano fin dall'antichità a che fare con un ben connesso sistema di trasmissione. Il respiro è il più ampio sistema di comunicazione con ciò che è all'esterno.
| Il Timo possiede nelle sue essenze volatili il calore del sole mediterraneo, che attraverso l'olfatto e le papille gustative arriva all'ipotalamo e ci traduce il messaggio in luce e calore. Una luce che chiarifica le nostre funzioni celebrali ed un calore che ci da coraggio, rafforza il nostro spirito vitale e le sue difese immunitarie, tonifica il surrene e ci dispone a nuova azione. Ci restituisce leggerezza scacciando via le nubi della nostra depressione, della nostra paura. Così sollevati possiamo respirare più ampiamente e profondamente, rilassare il nostro respiro e il suo albero, nei bronchi liberi, per poter di nuovo attingere all'energia gassosa del cosmo. Se il sole mediterraneo del Timo non è stato sufficiente per risollevarci allora ci serve una cura meno intensa ma più nutriente e modulata su tempi più lunghi, una cura capace di ricostruire le riserve energetiche del nostro sistema nervoso. A ciò provvede il sole meno diretto, la luce più diffusa dell' Avena. L'Avena ama assorbire la luce attraverso la struttura silicea del suo scheletro, trasformandola nella sostanza zuccherina nei suoi acidi. Grazie ad essa si estrae il fosforo di cui è ricca. Il silicio è un buon semiconduttore anche per i circuiti celebrali dell'uomo, per le loro sinapsi, favorendo l'assorbimento del fosforo nei tessuti nervosi. L'Avena è anche il cibo preferito dai cavalli, figli del vento, perché dona loro vivacità,rapidità e brillantezza, l'argento vivo di Mercurio.
Luglio
A luglio, una volta avvenuta la fecondazione, la Luna, signora delle maree e delle acque del Cancro, protettrice degli organi riproduttivi femminili, attrae dalle radici la linfa e i liquidi necessari alla gestazione dei frutti. Il Sole ha raggiunto il picco del suo volo diurno con il solstizio d'estate, le nozze dei fiori ripongono nelle notti di luglio la luce splendente del Sole nel grembo argenteo della Luna. E' un viaggio lungo e pericoloso: l'ovulo fecondato, il frutto dell'amore, deve proteggersi e difendersi da chi se ne vuole cibare. Deve aiutarsi con la corazza di un guscio duro o con sapori e odori sgradevoli, deve essere immangiabile fino a quando non sia egli stesso, per la sua dolcezza, per la sua fragranza pronto a offrirsi alla voracità del mondo. Per vincere ancora una volta la morte con l'astuzia del seme. 
La Camomilla discende direttamente dai due luminari: il disco giallo del Sole riposa nel suo capolino, fra i bianchi petali lunari. Negli oli essenziali della Camomilla la luce dorata del Sole vira nell'azzurro profondo, si distilla nel blu notturno dei suoi azuleni. In quelle fresche notti il calore si stempera, è un calore che placa, capace di sciogliere nodi emotivi e tensioni, contrazioni e spasmi. Lo stomaco allora si rilassa, può accogliere senza timore le emozioni, può digerirle senza l'ansia che lo rende troppo acido troppo aggressivo. Nell'abbraccio materno della camomilla, infine, insoddisfazioni e tristezze si dissolvono, lo spirito ritrova la sua nobile calma. Agosto
Nel Sole di agosto il rosso fuoco del Leone matura il frutto, fino a dar forma compiuta al seme, e ad infondergli la sua potenza creatrice. Solo allora la pianta si apre pienamente al mondo per celebrarvi la sua danza. Una danza di succhi, colori, di profumi e dolcezze. Il mondo affascinato li accoglie, è un traboccare di energie, un'offerta generosa. E' l'espressione di un incontenibile amore per la vita, il desiderio di penetrare profondamente in essa con il suo seme, il progetto per perpetuarvi la sua danza. E' il principio vitale del Sole, anima mundi, a forgiare nel seme la sua anima, centro di energia intorno al quale si organizza il DNA. E' intorno a questa danza che prendono forma le nostre funzioni psichiche e fisiche, infatti il Sole è da sempre la Luce del nostro intelletto, il calore del nostro cuore, l'energia per farci muovere e operare nel mondo. 
L'Iperico viene chiamato "l'Erba di San Giovanni" perché tradizionalmente lo si raccoglieva nella notte o il giorno di S. Giovanni, la festa celtica di Litha, quando il Sole si trova al suo apogeo, oppure secondo un'altra tradizione quando si trova al settimo grado della costellazione del Leone, da esso governata. Questi rituali di raccolta sottolineano l'immagine e il carattere fortemente solare di questa pianta. Si narra che dalle gocce di sangue di Prometeo nacque l'Iperico, una pianta che fin dall'etimo del suo nome (" uper-eikone: oltre l'immagine) si dichiara capace di guarire la" sindrome di Prometeo ": una superbia leonina, degna del re degli animali, unita alla quotidiana tortura della previsione della propria fine, un'attitudine eroica accompagnata costantemente dall'immagine della sconfitta. Il "sangue di Prometeo" ci cura dalle depressioni, tonifica il nostro sistema nervoso, rimargina le ferite e cura le ustioni.
Settembre
Le piante hanno fruttificato, ora è il momento del distacco. Dopo tante energie profuse è arrivato il momento del distacco dal figlio, dal seme. La pianta umilmente china il capo, perché il cuore possa lascia cadere il seme e il frutto perda gli orpelli inutili per lasciar scivolar via il seme, la cosa essenziale. Bisogna intuire l'unità del cosmo per essere capaci di ciò e saper gioire del viaggio del seme verso la molteplicità e saperlo servire sentendo che in quella molteplicità risiede il vero coronamento della danza individuale. E' necessario avere il senso della realtà e il senso pratico di trovare una buona collocazione in essa affinché le radici della nuova pianta trovino subito il loro ancoraggio. | | Quindi il simbolo della Vergine trova espressione nel distacco con umiltà e amore ma è un compito non facile nemmeno per gli dei. Un giorno nel mese azzurro di settembre Demetra, la dea della vegetazione, si trovò improvvisamente sola, privata dell'amatissima Persefone, sua figlia, il suo seme. Di lei si era invaghito Ades, il dio degli inferi, che l'aveva rapita e condotta nei suoi regni sotterranei. Sprofondando in una disperata tristezza Demetra sconsolata vagava alla ricerca della figlia, per tutto il mondo, la cui vegetazione nel frattempo si disseccava. Giove preoccupato inviò a Ades il suo messaggero, Mercurio, che era abilissimo nelle mediazioni. La trattativa non fù facile poiché non era solo il dio del sottosuolo ad opporsi al ritorno della fanciulla alla luce del sole: Persefone infatti era rimasta sedotta da un sontuoso dono che Ades le aveva fatto: il pomo del melograno, simbolo di fertilità e ricchezza. Volle restare con lui, nel regno degli inferi, per tutto il periodo necessario, per soddisfare quella promessa di fertilità e ricchezza. Il seme (Persefone) rimase da allora sepolto nella terra il tempo indispensabile a rinnovare, ogni anno, il ciclo vegetativo, il manto verde, la bella chioma di Demetra.
| Questo fu il compromesso stipulato da Mercurio, questo l'accordo sancito da Giove che regge e ordina tutte le cose. Demetra, la dea dalla "bella ghirlanda", allora comprese e si acquietò, usci dalla depressione trasformandosi in dea delle sementi, mettendosi umilmente al servizio del seme, al punto da insegnare agli uomini l'agricoltura. Da allora la pianta che separandosi dal seme ritorna vergine, non soffre della sua perdita, poiché sa che il suo viaggio negli inferi è la condizione dell'eterno ritorno. Per Demetra, la Vergine che è in noi, impara con notevole sofferenza a lasciar cadere il seme, il frutto del nostro lavoro, perché in altri fruttifichi ancora. Allora nel tentativo di trattenerlo possiamo divenir rigidi nel nostro corpo e nelle nostre opinioni, possiamo inconsciamente ostacolare le funzioni del ricambio fino a trattenere nell'organismo le scorie e i rifiuti del suo metabolismo e reprimere i nostri impulsi vitali, e cadere nella depressione o diventar fobici e irritabili nei confronti di qualsiasi impulso esteriore che sfugga al nostro controllo perdendo di vista la comprensione della semina. 
La menta con le sue proprietà aiuta il lavoro del nostro intestino. La pianta essiccata e cosparsa sui cibi li rende più digeribili, ci purifica con la sua azione disinfettante e rinfrescante. Possiamo quindi utilizzare la Menta per purificare i nostri inferi: il nostro intestino. La Menta corrobora queste funzioni migliorando " l'intelligenza" del nostro intestino, attivandone il sistema nervoso autonomo.. Il pacco intestinale, che ci ricorda, nella forma, quello delle volute celebrali, esercita un'importante funzione di discriminazione, di "pensiero": quella di stabilire quali siano le sostanze utili per il nostro organismo e quali quelle nocive. L'intestino è il cervello della nutrizione, un suo "pensiero" avaro porterà alla stipsi, un "pensiero" prodigo alla diarrea, mentre un "pensiero schizoide" oscillante tra le due tendenze alla colite spastica. La Menta, sacra a Plutone (dio degli inferi, Ades per i Greci) e a Mercurio, cura il nostro intestino grazie alla mediazione del divino messaggero migliora il collegamento tra le funzioni nutritive ed evacuative e l'intestino riacquista la lucidità e si rilassa, perché non ha più paura di sbagliare. Un'altra pianta considerata nell'antica erboristeria sacra a Mercurio è il Finocchio "occhio fino" impiegato anche per chiarificare la vista. Il Finocchio è un' ombrellifera carnosa. È nell'aria calda che i suoi frutti maturano e si prosciugano Settembre. Questi frutti secchi emanano una fragranza stimolante e rilassante nello stesso tempo, che agisce sulla muscolatura liscia del tubo gastroenterico sedandone gli spasmi e disinfettandone le fermentazioni, favorendo la digestione e di conseguenza facilita l'evacuazione. Il Finocchio rilassa anche le tensioni del sistema nervoso e dei muscoli oculari. quelli attraverso i quali, - quando contratti - restringiamo il nostro campo visivo, una tendenza che può portarci alla miopia e perdere una più ampia prospettiva, tenendoci attaccati al nostro particolare fino al punto di trattenere in noi anche le feci. La luce chiara e rilassante del Finocchio ci consente uno sguardo meno stitico, più ampio del mondo, una luce femminile ricca di estrogeni, per consentire una visione più materna e generosa..
Una fase del ciclo vegetale si è conclusa, dalla primavera all'autunno abbiamo vissuto la fase esteriore del ciclo vegetale, la magia verde.
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