La magia della parola, da cui nascono le formule ritualistiche, si basa sul potere del Verbo, fonte della creazione Il Verbo “In principio era il Verbo Ed il Verbo era presso Dio Ed il Verbo era Dio” Con queste oscure e al tempo stesso illuminate parole si apre il Vangelo secondo Giovanni, a ben ragione ritenuto da magisti, occultisti, esoteristi ed iniziati il più ermetico, profondo e ricco di doppi sensi dei quattro vangeli definiti “canonici”.
Il Verbo, la Parola, quindi il Suono, la vibrazione, la frequenza, il movimento. L’immagine è di una maestosità, suggestione e grandezza a dir poco sublimi. Pare quasi di vedere nel gran vuoto cosmico primordiale nella Notte dei Tempi questo Verbo che improvvisamente –ma di necessità- inizia ad agitarsi, a modularsi sulle onde dell’universo e quindi, da questo suo stesso rivolversi, creare. Come d’incanto, nel silenzio, nell’immobilismo senza vita, ecco una perturbazione, ecco un onda di suono, una vibrazione profonda uscire dal pensiero di Dio, farsi concreta, plasmarsi sulle forme energetiche materiche, che prendono ad agitarsi e a dare origine al Creato, in una serie fantasmagorica di atti “a cascata” che disegnano la mappa dell’universo nella sua incredibile complessità. “In principio era il Verbo…” Bellissimo! 
Ritroviamo un’immagine similare, sebbene assai meno potente, in Genesi 2:19, quando: “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati; in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome”. Ancora una volta il Nome, la Parola, la Frequenza modulata da un pensiero e da una voce ha il grandioso potere di “creare”. Gli animali sono sì già nati dalla mano di Dio, ma sono come senza vita, amorfi; solo quando Adamo attribuisce loro il nome incominciano veramente a vivere, solo quando imprime a ciascuno, con il nome che decide loro di assegnare, il marchio dell’energia che nella parola (e in un nome in modo specialissimo) si racchiude e che da essa si sprigiona, il mondo animale inizia, in senso pieno, a vivere. Potenza della Parola! E potremmo volendo citare qua e là mille altri momenti, portare alla mente mille altre immagini e ricordi, estrarre dagli eventi della storia, del mito, della leggenda e della letteratura, infiniti altri esempi, ma tanto basti. La parola, il suono candido e pronunciato con intenzione, è uno strumento di potere di rara efficacia. È, cioè –come d’altro canto viene riconosciuto anche dal pensiero orientale che trova nella parola AUM (OM) il tremito, l’increspatura, la perturbazione che fu capace di dare vita al manifestarsi della realtà- una forza cosmica, scalpitante, profonda ed incontenibile, il cuore del mondo e dell’energia creata. Come poter dunque credere che la Magia –che più di qualsiasi altro atteggiamento di indagine umana, è in grado di cogliere sin nei precordi l’intima essenza del mondo- potesse trascurare o anche soltanto non tenere in giusto e debito conto la “Potenza della Parola”?  Ed infatti tradizione e storia ci dicono che questo né avvenne né avviene, poiché il Vero Mago agisce con la parola, col suono, con il ritmo e la vibrazione dell’energia sonora che prende forma e, di necessità, si articola nel variegarsi dei significati. Da qui l’importanza impressionante delle così dette formule magiche, degli scongiuri, degli incantesimi, delle preghiere, degli esorcismi, la cura quasi ossessionante e meticolosa ad essi attribuita nel corso della ritualistica e delle celebrazioni magiche. L’importanza attribuita ad un suono, ad un nome magico, ad un attributivo, caricatosi nell’evolversi del tempo di una forza così violenta da poter esplicitare la loro energia non appena evocati e, diciamo così, attivati dalla voce dell’operatore. Al pari di un talismano o di un simbolo, il detto, la parola magica è un condensatore incredibile di energia universale e vitale. Assopita e quasi raggomitolata (si passi l’esempio forse poco felice ma abbastanza chiarificante) nella forma, nello scandirsi delle lettere che si susseguono a formare un nome o una parola, questa forza, non appena evocata, si rianima, si estende, si manifesta con tutto il carico del suo ancestrale potere ed agisce, vale a dire, induce delle trasformazioni, delle perturbazioni e delle modificazioni nell’ambito operativo entro cui agisce il Mago. Dopo aver accumulato potenza la ridona, la rimette verso l’esterno, pronta, sotto forma vibrazionale, a smuovere la realtà, a volte, come abbiamo veduto, persino di creare. 
Ecco, allora, l’antica ma veritiera tradizione popolare, con tutte le sue indicazioni pittoresche e all’apparenza strampalata che tanto valore attribuiscono alla maledizione, alla parola carica di intenzione, al detto malvagio e, all’opposto, a quello benevolo, alla buona parola accompagnata da una giusta carica d’amore. Quante volte ci siamo lasciati scappare il famoso “accidenti” nei confronti di qualcuno che, in qualche modo, ci ha fatto un torto, ci ha causato nocumento, ha disturbato la nostra vita. Anche se, in superficie, la cosa finisce li dove è nata, in realtà, a livello più profondo –cioè magico operativo- la nostra più o meno volgare e maligna imprecazione se “caricata” dal profondo inizia ad agire proprio nel momento stesso in cui, fattasi parola, sembra all’apparenza abbia esaurito il suo compito. E questa forza è in grado, anche a distanza, di articolarsi, via via, sempre con maggiore vigore, qualora la si perpetuasse con crescente intenzione. Ecco, allora, il millenario valore della preghiera, oggi in disuso, ma un tempo così seguita e caldeggiata, il senso del ripiegamento in una clausura –che a volte può apparire persino tirannica ed inumana- di intere schiere di pii eremiti, che con persistenza e costanza si dedicano ad un accumulo di orazioni e suppliche a pro del mondo intero; ecco, allora, il vero autentico significato della voce del cuore, la quale, umile e serena, si eleva verso l’alto a chiedere intercessione. Magia della Parola; questa forza sconosciuta è ancora oggi non ben approfondita. Perché, poi, che dire della favolosa potenza della Kabbala ebraica –che unisce al suono il valore numerico- che attribuisce al ritmo ed allo scandire del suono un senso trascendentale; e delle nenie sciamaniche, capaci di indurre trance e stati violentissimi di alterazione di consapevolezza; e ancora, del noioso, martellante ripetere dell’ipnotista che, col solo suono, induce nel soggetto dell’esperimento tali trasformazioni di coscienza da poter fare di lui strumento del suo volere; e infine, che dire della magia di un canto ammaliatore, di una voce –sia essa tenebrosa e tetra, quanto cristallina e tersa- capace ora di incupire ora di rallegrare? Presentazione di Franco Ossola in: “Preghiere, scongiuri, esorcismi, maledizioni e incantesimi nella magia operativa” Di Alex Berwy |