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Scritto da Cervobianco Staff   
Mercoledì 11 Marzo 2009 14:30

La festività di Mabon, la cui tradizione risale al culto pagano dei celti, celebrato durante l’equinozio, viene oggi festeggiata come sabbat nella moderna Wicca.

Mabon – 21 settembre

All’equinozio d’autunno il sole, nel suo cammino apparente nel cielo, incrocia nuovamente l’equatore celeste ed ancora una volta, nel corso dell’anno, giorno e notte si equivalgono nella loro durata. Stavolta il percorso segue una direzione opposta a quella dell’equinozio primaverile, passando dall’emisfero settentrionale dello zodiaco a quello meridionale. Il sole scende letteralmente agli “inferi” e le tenebre cominciamo a prevalere sulla luce. In molti circoli druidici contemporanei, l’equinozio autunnale viene chiamato Alban Elued (“luce dell’acqua” in gaelico), infatti l’acqua raffigura l’oceano cosmico in cui si immerge il sole nella parte calante dell’anno. Gli antichi concepivano la terra come galleggiante nell’acqua.
    

 

Gli Antichi consideravano questo periodo propizio ai riti misterici, si celebravano per esempio quelli di Mithra, Signore e Animatore del Cosmo e allo stesso tempo mediatore fra le divinità e gli esseri umani, così come l’asse degli equinozi è intermediario tra le due fasi dell’anno. Mithra veniva spesso raffigurato in mezzo a due portatori di fiaccola, uno (Cautes) con la torcia sollevata in alto a simboleggiare l’equinozio di primavera, e l’altro (Cautopates) con la torcia abbassata ad indicare l’equinozio d’autunno. Più tardi le funzioni di Mithra vennero assunte dall’Arcangelo Michele.

Il mese di settembre era anche il periodo in cui si svolgevano i Grandi Misteri di Eleusi. I rituali Elueusini, basati sul simbolismo del grano celebravano il mito di Demetra e sua figlia Persefone. Il momento culminante di questi riti era la presentazione, agli iniziati, di una spiga di grano accompagnata dalle parole “Nel silenzio è ottenuto il seme di saggezza”.
Persefone discende agli inferi, come il sole discende agli inferi celesti e come il sole ritornerà con la promessa della rigenerazione della natura.

Grano                                                                                                               
 
                                                                                                              
Dioniso

Se Lughnasadh è l’inizio del raccolto, rappresentandone l’aspetto sacrificale, il tema stagionale di Mabon è la fine del raccolto, il suo completamento, ma è anche il momento del secondo raccolto dopo quello dei cereali, quello della frutta e dell’uva. 

Dioniso, Dio della vita e dell’Ebbrezza, veniva festeggiato in questo periodo dell’anno. Il processo che conduce alla fabbricazione del vino era, per i nostri antenati, così misterioso ed il prodotto finale così sacro, che ogni fase della raccolta dell’uva veniva accompagnata dai rituali. Se il vino dominava i culti misterici mediterranei, nelle isole britanniche si celebrava lo Spirito del Grano che rinasce nel Whisky “l’acqua di vita” dei Celti.

 
 
I celti chiamavano l’equinozio autunnale con il nome di Mabon, il Giovane Dio della Vegetazione e dei Raccolti. Anche nel mito del Dio Mabon come in quello della Dea Persefone , c’è la storia di un rapimento, l’evento ci riporta ad un profondo simbolismo iniziatico.
In questo periodo, un pò ovunque, si tengono feste del raccolto con abbondanza di cibo e bevande, c’è grande sollievo ora che le messi e i frutti sono stati raccolti ed immagazzinati. Le Divinità della Terra venivano ringraziate per i loro doni, auspicando un futuro ritorno dell’abbondanza negli anni successivi. Queste celebrazioni avevano un’atmosfera di dolce malinconia. Il Dio del Grano era morto, così come moriva il Dio del Sole. Egli viaggiava ora nell’altro mondo, discendendo agli inferi per addormentarsi nel grembo della Dea Madre da dove sarebbe ritornato al solstizio d’inverno: più che una morte dunque si trattava di un lungo sonno.
 
Nelle feste del raccolto, aveva un posto d’onore, la Bambola del Grano, formata dalle ultime spighe del raccolto precedente, legate con un filo solitamente rosso. La bambola, se non veniva sepolta nei campi a scopi propiziatori era conservata fino alla fine del raccolto dell’anno successivo. Essa veniva chiamata a volte “ragazza dell’edera” perché l’edera , che rimane verde durante l’inverno, è simbolo della vita che continua.

                                                                                          Uva
         
La pianta sacra dell’equinozio d’autunno è la mora selvatica. In molti luoghi si dice che le more, non dovrebbero essere più mangiate dopo la fine di settembre, perché “il Diavolo le guasta”. Ciò è legato alle antiche usanze, secondo le quali, i prodotti della terra, non raccolti nel loro momento stagionale, appartengono agli spiriti di natura o come offerta lasciata alle divinità 
 
Ultimo aggiornamento Martedì 28 Luglio 2009 13:54